IDROTERAPIA CON METODO I.PO.P                               

IDROSTIMOLAZIONE POLISENSORIALE PSICOMOTORIA


Il metodo I.Po.P. in linea di principio si fonda sul recupero del deficit esperienziale per mezzo degli stimoli prodotti dalle proprietà dell’acqua e finalizzati attraverso le competenze tecniche dell’operatore allo sviluppo delle capacità residue.


L’Idrostimolazione Polisensoriale Psicomotoria, (I.Po.P.) nasce da un’esperienza di oltre anni quindici fatta su oltre 200 bambini e ragazzi con pluridisabilità. Si basa sul concetto di valutazione e sviluppo delle capacità residue, attraverso il recupero del deficit esperienziale, utilizzando le molteplici proprietà dell’acqua. E’ ormai noto che una componente importante del deficit psico-motorio nei soggetti pluriminorati, soprattutto se con disabilità sensoriale, deriva spesso dalla carenza di esperienze motorie e sensoriali nei primi mesi di vita. Abbiamo documentato negli anni che molti movimenti, tono muscolare, coordinamento, e più in genere motricità, non sono sviluppati nei bambini,  non a causa della patologia, ma proprio a causa della mancanza di “memoria del movimento”.

L’acqua è un ambiente particolarmente adatto per le molteplici proprietà, prima fra tutte quella microgravitaria. L’assenza di gravità è una condizione a cui non si è abituati e consente tutta una serie di movimenti anche in assenza di tono muscolare. Altra proprietà è quella termica. La temperatura oltre a produrre una elevata quantità di stimoli ha proprietà antalgiche, rilassanti (in caso di alte temperature) particolarmente benefica nel trattamento della spasticità. La viscosità consente, invece, di effettuare una vasta gamma di esercizi morbidi e fluidi indicati per ogni trattamento riabilitativo.  

Lavorare con un bambino piccolo e con disabilità gravi, richiede una profonda competenza da parte degli operatori che spesso si trovano a prendere decisioni unilaterali che in qualche modo influiranno su tutto lo sviluppo futuro. 

Tra le competenze primarie di un terapista c'è proprio la capacità di sviluppare obiettivi e relativi percorsi abilitativi/riabilitativi, ma per fare ciò  è necessaria  oltre alla conoscenza tecnica, una capacità di osservazione, una competenza nella comunicazione e nello sviluppo delle relazioni, saper comprendere la condizione del bambino nel contesto ambientale in cui vive, nelle relazioni con gli operatori, la famiglia e la scuola, la conoscenza delle sue leve motivazionali, saper accertare le competenze motorie e cognitive in funzione delle attività che potrà svolgere, attraverso lo sviluppo creativo di idonei programmi unici e individualizzati. Tutto ciò, è necessario per sviluppare un intervento mirato non alla cura della disfunzione, ma allo sviluppo complessivo della persona con una disfunzione. Un intervento terapeutico influisce su tutti gli ambiti di un bambino, da quello motorio a quello cognitivo, a quello relazionale a quello motivazionale e quindi funzionale, ed è quindi necessario che un terapista abbia profonda conoscenza delle conseguenze che si producono dall'attuazione di un percorso riabilitativo. 

Nel 2012 l' I.Ri.Fo.R. Ha costituito un albo nazionale di Tecnici di Riabilitazione in Acqua,  uniformando il processo riabilitativo nei bambini pluriminorati, attraverso una metodologia sperimentata, dopo una lunga ricerca, proprio in seno all’IRIFOR. 

L'I.Ri.Fo.R. attraverso l'albo, è garante della qualità della formazione dei propri operatori, sia nella formazione dei corsi di base, sia sugli aggiornamenti annuali e svolge funzione di vigilanza sul corretto operato dei propri terapisti.

Il nostro progetto prevede, come ulteriore elemento di assistenza agli operatori, un sistema innovativo di gestione e controllo informatico di tutti gli utenti che vengono trattati.

Vedi l'Attività di Ricerca dell'AIIEN


Non è semplicemente ginnastica in acqua, ma è una vera e propria terapia in acqua con le caratteristiche proprie del mezzo acquatico:

Il Principio di Archimede: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta idrostatica dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato. Di conseguenza quando ci si immerge fino all'ombelico il nostro peso si riduce, apparentemente, di circa il 50% per diminuire sino al 90% quando l'immersione raggiunge le spalle. Questa spinta permette di riprendere prima gli esercizi di deambulazione alleggerendo il peso gravante sulle articolazioni e migliorando l'irrorazione del tessuto cartilagineo. In acqua si ha una minore attivazione dei recettori che controllano il tono posturale, nei muscoli spinali c'è una riduzione della tensione da 1,8 kg/cm² in aria a 0,79 kg/cm². Grazie a questo principio possiamo fare recuperare lo schema motorio del cammino prima di quanto si possa fare in palestra ottenendo una migliore e più precoce rieducazione al movimento.

Reazione Viscosa: è la reazione che un liquido oppone ad un corpo che si muove al suo interno (resistenza). L'acqua è infatti più densa dell'aria e per questo motivo fornisce una maggiore resistenza al movimento. Grazie a questo principio possiamo rinforzare la muscolatura senza adoperare sovraccarichi e pesi aggiuntivi. Tale resistenza aumenta all'aumentare della velocità dei movimenti e alla superficie del segmento corporeo che vogliamo spostare. Per questo se stringiamo tra le mani oggetti con superfici più o meno grandi, a parità di densità, possiamo modulare la difficoltà dell'esercizio a nostro piacimento.

Pressione idrostatica: dipende dal livello dell'acqua (aumenta all'aumentare della profondità). Tale pressione viene esercitata perpendicolarmente in ogni punto della superficie corporea migliorando l'equilibrio e la propriocezione (capacità di regolare la postura grazie al coordinamento di una risposta motoria adeguata alle variazioni esterne). L'allenamento propriocettivo è, non a caso, uno degli aspetti più importanti della riabilitazione. La pressione idrostatica rende inoltre l'acqua un ottimo mezzo di condizionamento aerobico migliorando l'efficenza del sistema digestivo (soprattutto renale), respiratorio e cardiovascolare.

Temperatura: il calore aumenta la vascolarizzazione dei tessuti grazie allo stimolo diretto ed indiretto sulla vasodilatazione. Solitamente l'acqua delle vasche riabilitative viene mantenuta ad una temperatura leggermente superiore (31-33°C) rispetto alle piscine tradizionali. Ciò consente di sfruttare a pieno le proprietà vasodilatanti del calore che migliora l'ossigenazione dei tessuti favorendo il recupero muscolare anche da stati irritativi cronici come la lombalgia (grazie all'azione combinata di calore e pressione idrostatica il flusso di sangue al muscolo aumenta infatti del 225% quando ci si immerge sino al collo). La temperatura dell'acqua dovrebbe essere sempre mantenuta a tali temperature per allontanare il rischio di eventuali attacchi cardiaci in soggetti predisposti (temperature più basse sono adatte per attività ginniche più dinamiche, temperature più alte invece per pazienti neurologici).






QUANDO È CONSIGLIATA?

  • in fase acuta, post acuta (nella prima per recupero, nella seconda per mantenimento)
  • su patologie ortopediche, neurologiche e reumatologiche (il lavoro in acqua è più dolce e fattibile su problematiche caratterizzate dalla presenza di dolore)
  • nella riatletizzazione di atleti o sportivi (prima fase, ritorno al gesto specifico).
  • nella preparazione atletica, inserita sotto forma di seduta di scarico, viste le velocità angolari differenti, la percezione, la possibilità di carico ridotta e la possibilità di compiere evoluzioni in acqua che non potrebbero essere fatte a secco e che quindi servono in vista di un'attività aspecifica rispetto allo sport praticato.




QUANDO NON  È  CONSIGLIATA

  • in presenza di ferite aperte, dermatiti da cloro, stati febbrili
  • quando la problematica non è così grave da poter solo proporre un lavoro attivo "riduttivo"


ATTENZIONE PERÒ, CI SONO ELEMENTI DA NON SOTTOVALUTARE:

  • Un paziente che svolge la terapia motoria con esercizi più dolci, in assenza di dolore, si sente più sicuro, più motivato, soprattutto nelle prime fasi post trauma e post chirurgiche, dove la paura e il dolore sono le prime situazioni da gestire. Ricordiamo che non si riabilitando semplicemente un corpo, ma una persona.
  • Sulle problematiche di spalla, soprattutto quelle appena operate, che necessitano di mobilità passiva ed attiva, soprattutto in quest'ultima l'acqua fa da tutore naturale ad un braccio "abituato" alla posizione antalgica del braccio al collo. In più possiamo iniziare già da subito un lavoro di riequilibrio muscolare della muscolatura della cuffia dei rotatori sfruttando appunto il galleggiamento.
  • Nelle patologie reumatologiche, artriti invalidanti, fibromialgie..., neurologiche come post ictus, parkinson, nei pazienti con esiti di polio, si possono avere i migliori risultati, perché questi pazienti necessitano di movimenti lenti, dolci e di temperature calde.
  • Problematiche di schiena, nella loro fase acuta, dove qualunque altro tipo di ginnastica a carico aggraverebbe la situazione.
  • Nelle problematiche dov’è vietato il carico, possiamo iniziare prima il pattern del passo e della corsa.