INVECCHIAMENTO



L’invecchiamento non è di per sé un nemico da contrastare, in quanto si tratta di un naturale e inarrestabile processo biologico e fisiologico. Se è vero che non possiamo arrestare la natura, possiamo almeno agire sulla qualità dell’invecchiamento.

Con l’avanzare dell’età, l’uomo, come ogni altro animale, tende a diminuire il proprio livello di attività fisica. Tuttavia, conservando un certo dinamismo, è possibile rallentare le modificazioni dovute all’invecchiamento e prevenire i fattori di rischio. Le capacità e le qualità fisiche (quali la tolleranza allo sforzo, l’efficienza cardio-respiratoria, il tono muscolare, la densità ossea, la coordinazione, l’elasticità ecc.) si preservano così per più tempo. Persone di una certa età che si dedicano regolarmente all’attività fisica in palestra o all’aperto spesso dimostrano meno anni di quanti in realtà ne abbiano. In casi più particolari, anziani molto sportivi compiono performance simili o migliori di quelle di giovani sedentari. Ciò dimostra che l’età anagrafica non sempre coincide con l’età biologica e che quest’ultima può essere mantenuta giovane più a lungo. Cercate l’elisir per l’eterna giovinezza? Uno stile di vita sano e attivo può sicuramente aiutarvi!

Esiste una classificazione funzionale (Shephard) che distingue quattro età in base al declino delle capacità e dell’autosufficienza, in assenza di patologia:

  • Età media (dai 40 ai 65 anni); si ha un peggioramento delle funzioni globali che va dal 10 al 30% rispetto al valore di picco registrato nell’uomo adulto.
  • Età anziana (dai 65 ai 75 anni); si ha un ulteriore indebolimento funzionale senza però gravi compromissioni dell’equilibrio organico globale.
  • Età molto anziana (dai 75 agli 85 anni); la perdita funzionale intacca il normale svolgimento delle attività quotidiane, pur non minando l’autonomia.
  • Età anziana estrema (oltre gli 85 anni); si ricorre spesso a qualche forma di assistenza istituzionale o domiciliare.

Come ogni standardizzazione, anche questa suddivisione è soggetta ad eccezioni. Probabilmente coloro che conducono una vita attiva ed evitano cattive abitudini saranno facilmente in disaccordo con la classificazione di Shephard. Ad ulteriore conferma che, genetica e patologie permettendo, mantenersi giovani e in forma è possibile. Non importa quale età dichiari la vostra carta di identità!

MODIFICAZIONI LEGATE ALL’INVECCHIAMENTO

I cambiamenti che l’invecchiamento comporta coinvolgono diversi aspetti del nostro organismo, da quelli puramente estetici a quelli funzionali. Si modificano i tessuti e conseguentemente le capacità e le qualità degli organi e dei sistemi ad essi connessi.

  • Diminuzione della statura. I dischi intervertebrali che si trovano tra le vertebre con l’avanzare dell’età tendono a disidratarsi, ad assottigliarsi e a non svolgere più in maniera efficace il loro compito di “cuscinetti ammortizzatori”. Anche le abitudini posturali viziate o i ripetuti carichi eccessivi gravanti sulla colonna portano ad una degenerazione dei dischi. Da questo assottigliamento derivano quindi usure e algie, ma anche una diminuzione della statura e l’assunzione di posture sempre più scorrette. Per lo stesso motivo di disidratazione dei dischi, alla sera la statura è leggermente inferiore rispetto al mattino, poiché durante la notte i dischi non sono sottoposti al peso del corpo e si reidratano.


  • Cedimento e modifiche nei tessuti: rigidità e perdita di forza. Altra causa dell’insorgere di posture scorrette, soprattutto dell’aumento della cifosi dorsale, è la retrazione (accorciamento) dei muscoli tonici (adibiti alla postura) e delle strutture connettivali. Questo comporta un progressivo irrigidimento dell’apparato muscolo-scheletrico. Contemporaneamente, i muscoli fasici invece (adibiti al movimento) perdono tono e forza, divenendo quindi ipotonici ed ipotrofici.
  • Anche le cartilagini articolari subiscono il processo di invecchiamento; tendono infatti ad assottigliarsi (atrofia) e a fissurarsi, non garantendo più la protezione dell’osso sottostante. Inoltre, per l’aumento del deposito di collagene, la cartilagine articolare diviene meno elastica. L’immobilità peggiora ulteriormente questa tendenza, poiché l’assenza di movimento impedisce il meccanismo di lubrificazione e nutrimento della cartilagine; gli strati ossei superficiali dei capi ossei articolari vengono quindi in contatto provocando ulcerazioni, degenerazioni metaboliche, dolori andando infine a compromettere sempre di più le possibilità di movimento (diminuisce il R.O.M. articolare).
  • Diminuzione della massa magra. Per massa magra si intende la somma del tessuto muscolare e del tessuto osseo. Già a partire da 30-40 anni si registra una prima perdita di massa muscolare (sarcopenia) e di massa ossea (osteopenia). La prima è causata da una diminuzione del numero e delle dimensioni delle fibre muscolari, soprattutto di quelle a contrazione rapida (tipo II), e dalla diminuzione delle unità motorie. Per questi motivi in età anziana si tende a muoversi più lentamente e a coordinare con maggior difficoltà certi movimenti. Inoltre il metabolismo muscolare si rallenta e la sintesi proteica tra i 60-80 anni diminuisce per più del 30%.

Per quanto riguarda le ossa, le demineralizzazione inizia già a 30-35 anni nelle donne e a 45-50 anni negli uomini. Il processo di riassorbimento dell’osso prevarica via via di più quello di sintesi, anche per fattori ormonali, causando una definitiva perdita di tessuto (vedi “osteoporosi”). Diminuisce così la densità delle ossa, aumenta la fragilità e il rischio di osteoporosi e di fratture.


  • Aumento della massa grassa. Mentre tessuto muscolare e osseo diminuiscono, il tessuto adiposo aumenta. Si calcola che dopo i 25 anni d’età durante i 30 anni successivi il peso aumenti in media di 20 kg. Spesso si arriva al problema obesità, che porta con sé diversi fattori di rischio. Soprattutto l’accumulo eccessivo di adipe intra-addominale aumenta le possibilità di incorrere in coronaropatie, ipertensione, ictus, eccesso di lipidi nel sangue, diabete di tipo II.
  • Sistema cardiovascolare. I vasi sanguigni tendono a perdere elasticità a causa dell’aumento della percentuale di collagene, a cui consegue un deposito di calcio, e della diminuzione di tessuto elastico. Questo provoca un aumento della pressione; inoltre, poiché anche l’Aorta come tutti gli altri vasi diviene meno elastica, il cuore deve affrontare un maggior carico di lavoro a livello del ventricolo sinistro. Quindi il cuore cerca di compensare aumentando il volume del ventricolo sinistro (ipertrofia ventricolare sinistra), che tuttavia è fisiologica se di entità modesta.
  • Le pareti dei vasi, anche di piccole vene e capillari, subiscono un inspessimento delle loro pareti per deposito di materiale fibroso; ciò compromette in parte gli scambi di sostanze tra la circolazione e i tessuti.
  • Sistema respiratorio. L’efficienza dell’apparato respiratorio viene limitata da un aumento della rigidità della gabbia toracica, dall’assunzione di quest’ultima di una conformazione “a botte” con cifosi dorsale; aumenta cioè il diametro antero-posteriore del torace. Il diaframma, così come gli altri muscoli, diviene ipotrofico; all’interno dei polmoni si ha una diminuzione del numero di alveoli, che sono le strutture adibite allo scambio gassoso. Anche il tessuto polmonare diviene meno elastico. Questi cambiamenti morfologici e strutturali si ripercuotono sulle diminuite capacità dei volumi polmonari e sull’efficienza degli atti respiratori (diminuzione della capacità vitale polmonare, aumento del volume residuo, diminuzione dei flussi espiratori forzati).


  • Sistema nervoso. In età senile si assiste ad una naturale diminuzione del numero di cellule nervose; il peso del cervello cala circa del 10%. Anche l’efficienza della conduzione nervosa peggiora e a livello periferico si ha una denervazione selettiva delle fibre muscolari.

ATTIVITÀ FISICA E INVECCHIAMENTO

L’attività fisica non può agire su tutte queste modifiche, ma sicuramente può ridurre i fattori di rischio e posticipare alcune conseguenze dell’invecchiamento.

Tra i benefici che possiamo attribuirle ricordiamo che:

  • migliora il livello di benessere fisico-psico-sociale;
  • aiuta a mantenere alta la percentuale di massa magra, innalzando il metabolismo a riposo;
  • aiuta nel controllo del peso, diminuendo la massa grassa;
  • evita il peggioramento dei volumi polmonari;
  • aumenta la frequenza cardiaca massima e la tolleranza allo sforzo;
  • aumenta la gittata pulsatoria;
  • aumenta la gittata cardiaca (che è data dal prodotto della frequenza per la gittata pulsatoria);
  • migliora la circolazione periferica;
  • preserva la densità ossea;
  • preserva il tono-trofismo muscolare.