obesità



Le cause di questo disturbo del metabolismo sono molteplici e diverse; non solo errate abitudini alimentari, ma anche fattori sociali, ambientali, stili di vita sedentari, problemi psicologici, predisposizione genetica, fattori idiopatici.

Forse non tutti sanno che all’aumento di peso non corrisponde l’aumento del numero di cellule adipose (iperplasia), ma piuttosto l’aumento delle dimensioni delle cellule adipose (ipertrofia). Infatti il numero dei nostri adipociti si stabilisce in maniera pressoché definitiva già nel primo anno di vita. Perciò una persona normopeso ed una in sovrappeso hanno indicativamente lo stesso numero di cellule adipose, ma di dimensioni diverse. Quindi dimagrire significa sostanzialmente ridurre il diametro di queste cellule.

Esistono diversi modi per valutare il sovrappeso e l’eventuale obesità. Il più semplice e comune consiste nel calcolare l’Indice di Massa Corporea (BMI Body Mass Index), dividendo i chilogrammi di peso per il quadrato dell’altezza espressa in metri:

peso (Kg)  

______________________        


altezza al quadrato (m)2

In base al risultato dell’operazione avremo:       

                               VALORI BMI

   sottopeso                                   < 18,5

   normalità                                   da 18,5 a 24,9

   sovrappeso                                da 25 a 29,9

   obesità moderata (I grado)        da 30 a 34,9

   obesità severa (II grado)            da 35 a 39,9

   obesità grave (III grado)             > 40

È il metodo più diffuso, ma anche il meno attendibile, poiché due persone della stessa altezza e dello stesso peso, siano anche un culturista ed un soggetto obeso, risulteranno avere lo stesso BMI. Occorre quindi distinguere la massa grassa dalla massa magra per poter definire con più precisione una situazione di reale sovrappeso.

Possiamo quindi affiancare il calcolo del BMI ad altre misurazioni, che disegneranno così un quadro più preciso.

Tra queste:

  • Circonferenza addominale
  • Rapporto tra circonferenza addominale/circonferenza fianchi, che mi indica una distribuzione più o meno omogenea di adipe e di rischio più e meno elevato di sviluppare cardiopatie.
  • Plicometria, consiste nella misurazione dello spessore dell’adipe sottocutaneo, ma la sua attendibilità dipende molto dalle capacità di chi effettua le misurazioni. I punti in cui vengono prese le misurazioni sono la plica bici pitale, la plica tricipitale, la plica sottoscapolare e la plica sovra iliaca.
  • Bioimpedenziometria (BIA), misura la resistenza elettrica del corpo al passaggio di una corrente a bassa potenza e alta frequenza (50 kHz). Con queste rilevazioni si riescono a quantificare la massa magra, la massa grassa e l’acqua corporea, poiché offrono una resistenza diversa al passaggio della corrente.
  • Tomografia computerizzata
  • Risonanza magnetica

Esistono due forme distinte di obesità, a seconda della distribuzione dell’adipe: l’obesità androide (“a mela”) e l’obesità ginoide (“a pera”)


L’obesità porta con sé numerose complicanze, tra cui le più rischiose sono sicuramente le patologie cardio-vascolari (il cuore deve lavorare molto di più perché l’estensione corporea aumenta; vene ed arterie si irrigidiscono e restringono a causa dei depositi di grasso al loro interno), ipertensione (la pressione interna aumenta perché il grasso viscerale comprime i tessuti circostanti), problemi muscolo-scheletrici (il peso eccessivo sovraccarica troppo articolazioni, muscoli e ossa), diabete (l’obesità aumenta la resistenza all’insulina), malattie delle vie biliari (possibili depositi adiposi), difficoltà respiratorie.

La somma di uno stile alimentare corretto e di un quotidiano esercizio fisico possono essere la “terapia ideale” per diminuire i fattori di rischio e agire sul peso corporeo.

In caso di particolari complicanze, come ad esempio cardiopatie, dovrà essere il medico a consentire l’attività fisica e a indicarne i parametri; affidarsi ad un esperto del settore garantisce poi l’osservanza delle indicazioni date dal medico, la stesura di un programma di allenamento personalizzato e un’assistenza costante durante l’esercizio.

Solo nei casi più gravi, il medico potrà ritenere necessaria una terapia farmacologica o un intervento chirurgico. Occorre perciò avvalersi della collaborazione di diverse figure professionali in modo da ottenere risultati sicuri e monitorati.

Per quanto riguarda in particolare l’esercizio fisico, è consigliabile un dispendio calorico di almeno 300 Kcal al giorno.

In questo modo:

  • si evita di rendere la dieta troppo restrittiva,
  • si attiva il metabolismo e si conserva la massa magra andando a ridurre solo la massa grassa,
  • si mantiene il dimagrimento a lungo termine,
  • si riducono le complicanze e i rischi annessi all’obesità,
  • si migliorano il benessere e l’autostima.

Con il supporto dell’educatore motorio si stabilisce l’attività fisica più adatta (tenendo conto delle eventuali complicanze) e si calcolano i tempi necessari per spendere le calorie stabilite.

Basta mezzora di attività tutti i giorni, o un'ora almeno tre volte la settimana, per avere risultati concreti e migliorare la qualità della vita!