OSTEOPOROSI



L’osteoporosi è un processo degenerativo che provoca una demineralizzazione e perdita della massa ossea. L’osso diventa di conseguenza più fragile e predisposto a facili fratture.

Le fratture più frequenti sono quelle a carico del femore, delle vertebre e del carpo.

L’osteoporosi è frutto di uno sbilanciamento tra i processi di costruzione e distruzione del tessuto osseo. La produzione di nuova massa ossea avviene ad opera degli osteoblasti, mentre il processo di riassorbimento è compito degli osteoclasti. Anche il tessuto osseo è “vivo”.

Ogni anno si rinnova di circa il 10% e quindi nell’arco di 10 anni avviene un ricambio globale di tutte le cellule che compongono lo scheletro.

La massa ossea raggiunge il suo massimo sviluppo entro i 30 anni. A questa età raggiungiamo cioè il nostro massimo patrimonio di massa ossea, che costituirà il deposito negli anni successivi. Dopodiché il processo di riassorbimento inizia a sovrastare quello di accrescimento.

Si tratta quindi di un andamento del tutto fisiologico e naturale, che può però essere accelerato da alcune patologie o da cambiamenti ormonali, come avviene nella donna dopo la menopausa.

Raggiunta questa fase, infatti, si interrompe la produzione degli estrogeni (ormoni femminili), a cui segue una diminuzione del numero di osteoblasti o un aumento di osteoclasti. L’osso perciò diviene più esposto a rischi perché si indebolisce.

Come conseguenze dell’osteoporosi si verificano una graduale diminuzione della statura e un incurvamento del tratto dorsale della colonna. Il rischio maggiore, tuttavia, è quello di frattura (frequente quella del collo del femore, delle vertebre e del carpo), dovuta alla fragilità ossea, e di conseguente caduta.




L’esame attraverso cui è possibile diagnosticare l’osteoporosi è la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata); ne esistono diversi tipi, sicuramente la più nota e usata è la MOC a raggi X, ovvero la DEXA (dall'inglese Dual Energy XRay Absorptiometry). Questo esame misura la densità dell’osso ed indaga solitamente il collo del femore e la colonna lombare, a volte viene eseguito in total body. Recenti procedure effettuano la misurazione sul calcagno.

Un sottile fascio di raggi X, che costituisce una radiazione di entità trascurabile, attraversa i tessuti e viene assorbito dal tessuto osseo in maniera proporzionale al suo stato di mineralizzazione. Un computer analizza i dati ed assegna dei punteggi: il T-score e lo Z-score. Il primo confronta la densità ossea misurata con la densità ossea media che si ha a 30 anni; il secondo confronta la densità misurata con la densità ossea media di persone della stessa età.

Secondo la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la diagnosi con il T-score è:

normalità                           fino a -1

osteopenia iniziale            tra -1 e -1.5

osteopenia                      tra -1.6 e -2.5

osteoporosi                     inferiore a -2.5

Sali minerali e vitamine garantiscono la durezza, la compattezza, la resistenza e la corretta elasticità del nostro scheletro. La vitamina D è importante perché permette di far assorbire fino all’80% del Calcio che introduciamo. All’integrazione dei nutrienti necessari per l’osso si può aggiungere una terapia farmacologica solo se prescritta nei casi più gravi.

EtàApporto di Calcio (mg/die)
Esposizione al sole e Vitamina D (UI/die)
< 6 mesi210-400> 10 minuti
< 1 anno270-600> 10 minuti
1 - 10 anni500-1200> 10 minuti
11 - 20 anni800-1300> 10 minuti
20 - 50 anni1000200
> 50 anni1200-1500400 - 600

Linee guida per la prevenzione dell'osteoporosi, Ministero della salute

Occorre sapere che un’altra arma a nostro vantaggio risiede nell’attività fisica.
Ogni forma di attività fisica è indicata, poiché attraverso la contrazione dei muscoli l’osso viene sollecitato e si stimola il deposito di minerali. In particolar modo risulta efficace l’utilizzo di piccoli pesi. Questo non vuol dire dover diventare culturisti per poter combattere l’osteoporosi! I pesi, così come ogni altro allenamento, vanno modulati e adattati alle capacità e possibilità di ognuno. Le ossa, se sottoposte a sforzo, si modificano e si rinforzano esattamente come succede ai muscoli, che si tonificano e aumentano di dimensione. Il nostro corpo si “protegge” rendendo i suoi tessuti più forti in modo da sopportare meglio gli sforzi che gli chiediamo. Ovviamente sforzi esagerati saranno sempre controproducenti ed è quindi necessario un allenamento costruito su misura. Ma in che modo l’osso reagisce e si irrobustisce utilizzando i pesi? I nostri muscoli sono ancorati alle ossa grazie ai tendini. Per vincere una resistenza esterna, ad esempio per sollevare un piccolo carico, il muscolo si contrae, il tendine si allunga e trasferisce questa tensione all’osso a cui è attaccato, sollecitandolo. Le tensioni hanno un effetto osteogenico, stimolano cioè il rafforzamento osseo. A patto però che siano più intense rispetto a quelle generate dalle nostre attività quotidiane. Bisogna inoltre sapere che l’allenamento ha un effetto localizzato sulle ossa impegnate in quel movimento: un esercizio che utilizza i muscoli del braccio destro stimolerà solo le ossa in cui quei muscoli si inseriscono e non quelle di tutto il corpo. Il giusto equilibrio tra frequenza, intensità e specificità degli esercizi ci garantiranno una reazione positiva di prevenzione e contrasto dell’indebolimento e della fragilità ossee.

L’osso deve essere nutrito e allenato per svilupparsi correttamente e rimanere in forma più a lungo.